«Non do più tanta importanza alla moda»

Niente carne, niente aereo, meno vestiti: sempre più persone abbandonano volutamente determinate abitudini. Anche l’esperta di bellezza Bea Petri ne ha abbastanza del consumismo e da ormai un anno non compra più vestiti.

19.03.2019
Intervista: Sandra Gonseth; Foto: Xandra M. Linsin
Bea Petri

Bea Petri (63 anni), bernese, è una delle truccatrici più famose della Svizzera. Ha fondato gli istituti di bellezza Schminkbar e gestisce sei aziende. Attualmente è impegnata soprattutto in Burkina Faso, dove ha creato il centro di formazione Nas Mode per offrire una prospettiva ai giovani. I prodotti sono venduti principalmente nel suo negozio di Steckborn (bea petri – schönes zum wohnfühlen) e negli Schminkbar. beapetri.ch nasmode.ch

Ha già dato un’occhiata a una vetrina oggi?

Sì, alla mia! Nel mio negozio di Steckborn ho il piacere di vendere mobili e oggetti originali provenienti dall’Asia e dal Marocco, oltre naturalmente a prodotti della scuola di sartoria Nas Mode che ho fondato in Burkina Faso.

Da quasi un anno non compra più vestiti. Che cosa l’ha spinta a prendere questa decisione?

Da dieci anni mi reco periodicamente in Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, dove la gente ha a disposizione solo lo stretto necessario e spesso nemmeno quello. Quando torno in Svizzera, ritrovo la nostra società dell’abbondanza, in cui si vuole tutto e al minor prezzo possibile.

Ma esistono anche vestiti prodotti in modo equo, no?

Persino le etichette del commercio equo e solidale sono ben lungi dal garantire ai produttori dei Paesi del terzo mondo una vita dignitosa. Le bugie che ci vengono raccontate mi riempiono di rabbia e detesto i metodi di fabbricazione che lasciano una parte dell’Asia e metà continente africano in una situazione d’indescrivibile miseria. Volevo dimostrare a me stessa che per un certo periodo avrei potuto rinunciare ad abiti nuovi, per poi arrivare ad acquistare solo prodotti di cui posso facilmente tracciare l’origine.

Quali sono le conseguenze sulla sua quotidianità?

Ho dovuto abituarmi a questo stile di vita, perché mi piacciono i bei vestiti e, soprattutto all’estero, ho sempre passato molto tempo nei negozi di abbigliamento. La tentazione di acquistare un nuovo paio di scarpe da ginnastica o un cappotto invernale era forte, ma poi ripensavo al mio proposito e mi dicevo: «No, non compro più niente!»

Non ha mai ceduto?

No, oggi passeggio tranquillamente nelle città senza guardare i negozi di abbigliamento o di scarpe. Non mi interessano più. In compenso ho più tempo per andare al cinema, entrare in una libreria o incontrare qualcuno.

Questa scelta ha cambiato il suo modo di vestirsi?

Oggi indosso i vestiti che avevo ammucchiato in fondo all’armadio. Ma sinceramente non do più tanta importanza alla moda. Fortunatamente non mi manca la fantasia per vestirmi in modo creativo. E se devo vestirmi in modo elegante, ho ancora abbastanza capi che mi permettono di farlo.

In quale situazione si è pentita di questa decisione?

All’inizio del mio «sciopero degli acquisti» erano usciti i primi abiti primaverili, una bella collezione con tante salopette colorate. Amo questo capo di abbigliamento e ho preso quasi sul personale il fatto che fosse di moda proprio allora.

E come hanno reagito a questa sua decisione i suoi familiari?

In realtà in modo positivo. Mio marito ha deciso di condividere questa mia scelta e anche lui non si compra più niente. E molti mi hanno detto che vorrebbero provare a fare lo stesso.

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Dai il tuo contributo!

Indossare una moda durevole. Investire piuttosto in pochi pezzi, ma di alta qualità. Prestare attenzione alle etichette Fairtrade e biologiche al momento dell'acquisto. Non seguire tutte le tendenze della moda. Acquistare anche in negozi di seconda mano.

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