«Per riconquistare la fiducia, abbiamo bisogno di un nuovo inizio»

Urs Schwaller, presidente del Consiglio di amministrazione, parla delle misure decise per il gruppo Posta e AutoPostale.

11.06.2018
Intervista: Andreas Guler

Urs Schwaller, presidente del Consiglio di amministrazione della Posta.

Signor Schwaller, sono state annunciate dure conseguenze fino al più alto livello di management. Qual è stato il fattore determinante in questa decisione?

Nel Consiglio di amministrazione abbiamo esaminato a fondo la questione di quanto estese debbano essere le misure da adottare a livello di personale. Il rapporto di indagine e la perizia del gruppo di esperti parlano chiaro: quel che è accaduto è inaccettabile e i rapporti fanno luce sui fatti. Nel caso di persone investite di particolare responsabilità che hanno preso parte al sistema o che, nonostante la presenza di numerosi indizi, nel corso degli anni non sono intervenute, viene a mancare la necessaria fiducia per il proseguimento della collaborazione.

Non ci sarebbero stati altri modi per ristabilire la fiducia?

AutoPostale e la Posta hanno subito una perdita di fiducia enorme sia all’interno del gruppo, sia nell’opinione pubblica. Ora che i fatti e le responsabilità sono stati chiariti sulla base di documenti probativi, è assolutamente indispensabile un nuovo inizio per ristabilire la fiducia che si è persa. Lo dobbiamo ai soggetti che sono stati danneggiati e a tutti i collaboratori e le collaboratrici, che da mesi sono colpiti da questo scandalo.

Oltre alle misure sul fronte del personale, il Consiglio di amministrazione ha adottato anche altri provvedimenti. Quale aspetto ritiene più importante?

Le conseguenze sul piano personale non sono sufficienti. Per questa ragione abbiamo stabilito anche un pacchetto di misure operative. Un elemento centrale per il futuro è la soppressione del progetto «IMPRESA» e quindi della struttura societaria di tipo holding introdotta il 1° gennaio 2016. Al suo posto sarà istituita una forma organizzativa trasparente, che non ammetterà il minimo sospetto di illeciti e manipolazioni.

Che cosa l’ha colpita di più durante la lettura del rapporto di indagine?

Oltre all’inganno sistematico dei soggetti danneggiati, ho trovato particolarmente sconcertante che i meccanismi di controllo interni, a ogni livello, abbiano fallito. È chiaro che la pratica, protrattasi negli anni, abbia fatto perdere completamente di vista i limiti di ciò che secondo il senso comune è considerato lecito. Questo non deve più accadere. Per questo tengo in modo particolare al fatto che in tutta la Posta torni ad affermarsi una cultura della sincerità, della trasparenza e della fiducia. E ogni collaboratore e collaboratrice può fare attivamente la sua parte.

Quali saranno i prossimi passi? Ritiene la vicenda conclusa?

Il lavoro di ricostruzione dei fatti che è stato svolto è un passo molto importante. Con le misure traiamo conseguenze e insegnamenti. E tuttavia, non possiamo farci illusioni: non siamo che all’inizio di un cammino non solo lungo, ma anche molto faticoso. La realizzazione delle misure decise sarà molto impegnativa per il gruppo e per AutoPostale. Il Consiglio di amministrazione seguirà il processo da vicino e con estrema attenzione, perché una cosa è chiara: la responsabilità è nostra e faremo di tutto perché un tale comportamento, grave e scorretto, non possa ripetersi. Lo dobbiamo ai clienti, ai partner commerciali e alla pubblica amministrazione. Mi auguro inoltre che anche l’annunciata indagine dell’Ufficio federale di polizia ‒ che saluto espressamente con favore ‒ faccia chiarezza sulle responsabilità penali. La Posta e AutoPostale continueranno quindi a rimanere in primo piano.